Digressione

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I pani d’oro della vecchina

 

Vorrei dar inizio a questo blog con un post dedicato ad un libro per bambini: “I pani d’oro della vecchina”, testi di Annamaria Gozzi e illustrazioni di Violeta Lopiz, edito dalla casa editrice Topipittori (2012).

Ho apprezzato questo libro perché affronta il tema che mi sta tanto a cuore e a cui ho deciso di dedicare questo luogo della mente e perché lo fa con una semplicità disarmante e toccando tali vette di poesia che solo la magia delle metafore può raggiungere.

Vorrei scrivere, qui, della vita e della morte, del destino, del fine ultimo delle cose, del tempo, della vecchiaia, delle cose che riteniamo essenziali e vorremmo lasciare in eredità a chi verrà dopo di noi. Sono consapevole che si tratta di temi veramente forti ed impegnativi e so anche di non possedere la preparazione adeguata per trattarli, ma desidero intraprendere questo percorso con l’animo dell’apprendista: non posseggo una sapienza da rivelare, ma mi accingo a compiere semplici esercizi di riflessione, riportando sovente parole non mie, ma che hanno lasciato tuttavia una traccia profonda dentro il mio cuore e dentro la mia mente, in un’ottica di condivisione.

Nutro una predilezione particolare per la letteratura per l’infanzia. Credo che si possa imparare molto da coloro che sanno parlare ai piccoli di cose grandi.

E così, cominciamo…che la storia abbia inizio.

 

“In un paese abbracciato al corso del fiume, dentro una casa bislacca, abitava una vecchia.

Si dava ogni giorno un gran daffare per cucinare tante golose pietanze, e poi, la sera, sedeva alla finestra e si cullava allo spettacolo della nebbia che, salendo lentamente dal fiume, inghiottiva ogni cosa.

I giorni passavano, uno dietro l’altro, senza che la vecchina della casa bislacca se ne preoccupasse.

Ormai era talmente vecchia da aver perso il conto dei suoi anni.

Tanti nuovi segni disegnavano la sua pelle attorno agli occhi o lungo la bocca sottile da tartaruga, ma di certo non la tormentava il pensiero che un giorno, anche lei, avrebbe dovuto andarsene:

″La Morte si è dimenticata di me,″ ripeteva mescolando uova e farina.”

 

Tuttavia una fredda sera d’inverno, mentre la vecchina è intenta a preparare l’impasto del pane dolce di Natale, di cui solo lei conosce la ricetta, ecco che qualcuno bussa alla sua porta: è la Morte, che è venuta a prenderla.

Ma la vecchina le si rivolge con queste parole:

 

“O Signora Morte, ma perché hai tanta fretta. Non potresti aspettare solo un poco? Sto preparando il ripieno del Pane Dolce di Natale, concedimi solo il tempo di finirlo.”

 

E così, facendole assaggiare un piccolo boccone di quella morbida pasta, riesce a convincere la Morte ad aspettare ancora un poco, a ritornare dopo qualche giorno. Il giorno della seconda visita la vecchina sta sfornando dei pani tondi di biscotto dal cuore dolce e morbido, facendoli scomparire in una nuvola bianca di zucchero a velo. La vecchina è sempre gentile ed accogliente con Signora Morte e l’esorta ad assaggiare quella squisitezza zuccherina e speziata. La Morte, quando sente sciogliersi in gola quella bontà, rimane interdetta e confusa… Dopo aver gustato una mandorla ambrata e bollente, però si ridesta al suo compito e dice:

 

“Squisita…ma non mi farò incantare un’altra volta, ormai il tuo Pane l’ho mangiato. Non perderò altro tempo. Vieni con me, adesso.”

 

Ma la vecchina riesce a convincerla ad aspettare ancora un poco…a ritornare un altro giorno per assaggiare il suo torrone…e infine il suo Pane d’Oro lievitato, che sarà pronto per il giorno di Natale.

E’ bellissimo questo elenco di sapori che sanno tanto di Vita! L’uvetta, piena dell’aria autunnale, lo  zucchero dolce e speziato, le mandorle e le nocciole abbrustolite, il sesamo e il miele, le castagne, i mandarini, il burro, il lievito… (“E nel lievito si nascondeva il segreto della vita”).

La vecchina sembra dire alla Morte, ecco, queste sono le cose dolci e buone della Vita, te ne sei scordata? Forse ne hai conosciuto il sapore tanto tempo fa? Aspetta ancora un poco prima di compiere il tuo dovere…lascia che anch’io goda di queste delizie per un’ultima volta e, soprattutto, lascia che io possa assolvere fino in fondo il mio compito. Ah, il potere del gusto! Quanti ricordi, quante emozioni questo senso è in grado di suscitare…

Il giorno di Natale ci sono tanti bambini a casa della vecchina, illuminata da tante piccole candele e dove, “sulla lunga tovaglia bianca, come tante stelle, brillavano i pani d’Oro”. La vecchina ha coltivato fino all’ultimo giorno la cura per i dettagli, per le piccole cose che abbelliscono la vita…

 

Ognuno sedeva davanti a una piccola cialda croccante dentro la quale la vecchina aveva scritto parole dolci e piccoli segreti. Il sapore del Pane d’Oro scaldò la Morte ancor più del fuoco. Masticando lentamente, lasciò che le soffici bollicine regalassero al palato tutta la loro fragranza…[…] Il vapore dolce le annebbiò la vista e lei non seppe più come fare per portare a termine il compito per il quale era tornata.

Fu la vecchina ad accorgersi della sua tristezza, perciò si tolse il grembiule.

″Coraggio,″ le disse.″Ho nascosto le ricette nelle cialde e vivranno per sempre nei bambini. E’ tempo per noi di andare″.

 

Mi piace pensare che ognuno di noi custodisca la propria, unica e speciale ricetta, che nel pane d’oro di ciascuno siano racchiusi gli attimi di felicità, le gioie e gli insegnamenti di cui la Vita ci ha fatto dono e che si desidera lasciare in eredità a coloro che verranno dopo di noi. Se ci sarà data la possibilità di trasmettere le ricette dei nostri personalissimi Pani d’oro, allora saremo pronti, come lo è stata la vecchina della nostra storia, per poter finalmente andare…

… “leggeri come una meringa”.

 

Ne hanno parlato:

http://topipittori.blogspot.it/2012/09/quando-pensi-che-il-tempo-sia-finito.html

http://biblioragazziletture.wordpress.com/2012/09/24/i-pani-doro-della-vecchina/